Identity #1

Per molto tempo ho pensato che mi mancasse il tool giusto.

Ogni volta che usciva qualcosa di nuovo, mi dicevo:
“Ecco. Ora sì che farò la differenza.”

Non è successo.

Ho imparato strumenti.
Ho accumulato possibilità.
Ma la sensazione era sempre la stessa:
stavo correndo, senza andare davvero da nessuna parte.

L’AI accelera tutto.
Ma non decide niente al posto tuo.

Ed è qui che molti si confondono.

Quello che sta succedendo è semplice.
I tool diventano sempre più potenti.
Sempre più accessibili.
Sempre più uguali per tutti.

Questo significa una cosa scomoda:
👉 il vantaggio non è più nello strumento.

Perché conta?

Perché se non sai chi sei
cosa osservi,
cosa scegli,
cosa ignori —

l’AI non ti rende più interessante.
Ti rende solo più veloce… a essere anonimo.

E allora la domanda cambia.

Non è più:
“Che tool devo usare?”

Ma:
“Che intenzione sto amplificando?”

Cosa fare, in pratica

  1. Prima del tool, chiarisci una cosa sola
    Per cosa vuoi essere ricordato?
    Non dieci. Una.

  2. Usa l’AI come lente, non come voce
    Serve a chiarire, tagliare, mettere ordine.
    Non a decidere cosa dire.

  3. Se un output potrebbe essere di chiunque, non è ancora tuo
    Fermati.
    Riscrivilo.
    Togli.

L’AI può copiare il contenuto.
Non può copiare le tue ossessioni.

E sono quelle che, alla fine, fanno la differenza.

Questa newsletter nasce per questo.
Per parlare di AI senza perdere identità.
Di personal branding senza sembrare ottimizzati.

Una idea alla volta.
Senza hype.

Se dovessi portare via una sola cosa da oggi:

chi sei conta più dei tool che usi.

La domanda è:
lo stai trattando come tale?


Alfredo

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